Accoglienza e inclusione al KEF tra simposi e confronti

di Patrizia Riso

Si è concluso un altro KEF edizione 2025 e mai come quest’anno mi sono chiesta cosa vuol dire inclusione e cosa vuol dire accoglienza in un contesto come il Kalabria Eco Fest. Per rispondere comincio dai simposi, gli incontri di approfondimento del KEF e provo a raccontarli in maniera sintetica citando le realtà che ci hanno aiutato a rendere interessanti questi momenti di confronto.

Difesa del territorio

Il primo incontro è stato dedicato alla difesa del territorio, un appuntamento fisso del KEF con il quale invitiamo le realtà vecchie nuove che difendono il territorio calabrese dalla speculazione e dalla colonizzazione da progetti invasivi sul territorio e dell’ecosistema ambientale. Sono stati con noi: 

Arte e Comunità

L’arte come motore ecologico di rigenerazione comunitaria

Ci siamo domandati quali bisogni soddisfa l’arte in una comunità e in che condizioni l’arte e la cultura possono avviare un processo di cambiamento in una comunità. Abbiamo cercato di capire quali sono le condizioni di base per avviare un progetto e come riuscire a coinvolgere i membri della comunità ed essere favoriti, o almeno non ostacolati, nel portare avanti attività culturali aggregative. Abbiamo capito che, la generazione che è rientrata col desiderio di riprendere le proprie radici ma in modo nuovo, in qualche modo opera una forma di “colonizzazione interna”. Questa caratteristica va riconosciuta e gestita con rispetto e onestà intellettuale. Abbiamo capito che bisogna prendersi meno sul serio in alcuni casi e continuare a fare il meglio che possiamo. Dobbiamo ricordarci che non siamo noi a creare la comunità: la comunità locale esiste aldilà dei nostri progetti, ma quei progetti possono stimolare la nascita o la rinascita di nuovi processi interni, grazie a contributi esterni. La comunità è un processo e, a volte, le cose più belle nascono da qualcosa di inaspettato e si rivelano diverse da come le avevamo immaginate. Ne hanno parlato con noi: 

Abitare

Progetti, alternative e possibilità

Abbiamo parlato del concetto di abitare sotto diversi punti di vista: di chi torna, di chi resta, di chi sta sempre in viaggio. Si è parlato del nostro rapporto con la natura e del passaggio dalla proprietà privata alla rinaturalizzazione che è un processo che poi si rivela in realtà un lavoro su noi stessi, su noi stesse. Abitare è scegliere di restare anche quando fa male. Come ha detto Clorinda di Econ Good: “Responsabilità viene da rispondere di sé in prima persona, non per dovere, ma per libertà”. Hanno parlato con noi di questo e di molto altro. 

  • Sabrina Pizzonia, architetta che ha portato avanti un progetto di ripopolamento di Polia a partire dalla ristrutturazione delle case.
  • Rosario Chimirri, Architetto e PhD, professore associato nel settore scientifico del Restauro e Storia dell’architettura e in quello delle Scienze demoetnoantropologiche, è docente a contratto di Storia dell’architettura presso l’Università della Calabria.
  • Clorinda de Maio, di Econ Good ed Economia del Bene Comune che ha condiviso riflessioni interessanti sull’abitare come presa di posizione attiva nel mondo e ha condiviso il bilancio del Bene Comune come strumento per famiglie, imprese e cittadini.
  • Antonio Fusto Petitto, fulltimer con una vita nomade in camper. 

Educazione 

Realtà, progetti e proposte

Ci siamo chiesti cosa vuol dire educazione alternativa e come renderla più accessibile. Ci siamo confrontati sul ruolo della ludopedagogia e sul passaggio da modalità alternative a modalità convenzionali. Abbiamo anche scambiato strategie per gestire l’obbligo scolastico e il rapporto con la scuola statale per chi vuole avviare progetti alternativi. Abbiamo vissuto un confronto vivo e molto umano dove la sensibilità è diventata sentire collettivo anche grazie a interventi davvero ricchi che hanno evidenziato la fragilità che molte famiglie vivono e soprattutto nel ruolo della gestione parentale rispetto al rischio di sovraccarico e alla necessità di avere una “tribù” cioè un gruppo di persone fidate sul quale fare affidamento. Ne hanno parlato con noi:

  • Maria Costanza di Fiori Florensi APS: come fiorire nel deserto? Ludopedagogia e manifesto del gioco https://fioriflorensiaps.org/ 
  • Fernanda Startari di Scuola tenuta Acton Educalabria: genitorialità, stile educativi e montessoriani https://www.instagram.com/educare.fernandastartari/ 
  • Daniele Mangiola cofondatore della scuola parentale della locride e insegnante che ha lavorato con Save the Children.
  • Daniele Scarpelli, ass. centro per l’infanzia per l’autonomia e per i bisogni dei bambini a Fulea (CS). Tematiche dell’educazione alternativa e come stimolare la mente dei bambini tramite tutto quello che è ludico. Bisogni adulti e bisogni bambini, autonomia.
  • Viviana dell’asilo del mare e del bosco a Soverato e Maida con 150 famiglie. Educazione emozionale e speciale, con un’attenzione ai bisogni speciali. 
  • Emilio Ruffolo, coordinatore scientifico della scuola di Terre di Castalia con il progetto Camminamenti e Strade Maestre: itineranza ed emancipazione https://leterredicastalia.com/ 
  • Maurizio e Sara da Ferrara con Arca Dei, un progetto che trasversale dal cibo all’educazione che hanno parlato del concetto di nascita, approfondito poi nell’incontro del pomeriggio.
  • Le famiglie di Donatella e Lenin e di Francesco e Simona che hanno sperimentato la scuola parentale.

Si può accogliere e includere in maniera critica?

Tanti spunti in quattro giorni ricchissimi di energie. Il terzo giorno è stato anche caratterizzato dall’incontro con Gabriel Lagziel in seguito alle polemiche sorte sulla sua partecipazione al KEF. Non entrerò nel merito dell’incontro, ma alcune espressioni che mi hanno colpita:

  • la leggerezza con la quale è stato detto “post sionismo”, senza trovare il tempo di approfondire;
  • sentire ripetere che il KEF è inclusivo e che è importante accogliere chi la pensa diversamente;
  • l’invito a limitare gli interventi politici in un incontro che era chiaramente politico. 

Le riporto perché mi permettono di condividere una riflessione. Il KEF è cresciuto tanto in questi anni e, ogni edizione permette di fare un passo in avanti. O anche un passo indietro quando serve, visto che rifiutiamo l’idea di sviluppo esponenziale capitalistica in favore di una crescita circolare, ecologica, collettiva. 

Per questo a quell’elenco di cui prima propongo questa alternativa: 

  • Usare termini appropriati che sappiamo spiegare per coinvolgere, non allontanare le persone. 
  • Includere e accogliere con spirito critico e una forte consapevolezza etica. Si possono mettere dei limiti giusti, non bisogna includere tutto e tutti a priori.
  • Tenere a mente che il personale è politico. Sta a noi condividerlo per renderlo fruibile e utile alla collettività.

Forse è arrivato il momento di creare un manifesto del KEF in cui chiarire la visione e i valori della sua comunità? Pensiamoci, intanto ringraziamo l’organizzazione, i volontari e le volontarie, i relatori e le relatrici e chi ha moderato i simposi con cura. Continuiamo a promuovere buone prassi di comunicazione ecologica, che limitano qualunquismi e inutili protagonismi personali per dare spazio ad approfondimenti su contenuti, progetti, idee e visioni del mondo che possano arricchire la comunità del KEF, dentro e fuori la Calabria. 

Se hai proposte o idee per i simposi della prossima edizione, scrivici info@kalabriaecofest.it 

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